Vita

Perché non mi sono fatta un selfie con Steve Vai

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Un mio carissimo amico mi ha regalato un biglietto per la Masterclass di Steve Vai che si è svolta il 21 settembre qui a Cagliari. Chi lo può ringraziare? (Ha drink pagati al Le Streghe per l’eternità!).

Steve Vai, uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto (ma anche uno dei migliori al mondo) è a Cagliari e io da ex-chitarrista me lo perdo? Non sia mai!

Così, diserto il lavoro (!!!) e vado a godermi lo spettacolo.

All’ingresso trovo esattamente quello che mi aspettavo: una manica di chitarristi a maglietta metal o camicie a quadri, tutti in fibrillazione, molti col proprio strumento.

Anche io ero piuttosto entusiasta, ma… non sapevo davvero che cosa aspettarmi.

Una sfilza di info tecniche per me ormai inutili? Noiosissime evoluzioni guitar hero? Bla bla bla su corde e ponti? Va beh, mi sono detta, l’importante è vederlo, è pure un bel tipo 😛

[Piccolo inciso: sto attraversando un periodo abbastanza di merda. Lavoro così così, salute lasciamo perdere, amore meno che mai.]

Entriamo. Puntualissimo Steve sale sul palco armato di: pedali vari, mac, smartphone, e ovviamente, la sua magica chitarra.

Suona i primi due pezzi.  I miei preferiti. Già la cosa mi piace.

Poi Steve spiega che durante le sue masterclass (molto informali) può parlare di qualsiasi cosa, dalla tecnica, alla composizione, al menagement, alla produzione o alla registrazione… La cosa fondamentale è che il pubblico può fargli qualsiasi tipo di domanda.

Ed è proprio la prima domanda che trasforma la Masterclass in qualcosa di “altro”.

“Raccontaci il tuo processo creativo. Come crei?”

Benissimo.

Già dall’inizio Steve parlando della musica e della creatività aveva tirato fuori parole come “pensiero positivo”, “universo”, “attrazione”… Diciamoci la verità: il ragazzo ha vaneggiato sin dai primi minuti della masterclass.

La domanda sul processo creativo lo fa esplodere. Steve parla, parla, parla… della vita, della sua filosofia, di come crea, di cosa sente dentro di sé quando crea. Parla del profumo di una rosa che blocca per un attimo il nostro pensiero. In quella fragranza c’è l’essere, c’è la vita. L’assenza di pensieri. La libertà. Parla di come il nostro pensiero negativo influenza la nostra creatività, che è la nostra prima fonte di energia. Se i nostri pensieri sono negativi, attrarremo negatività. Se sono positivi, se cerchiamo di cambiare prospettiva, anche attraverso la respirazione, attrarremo positività e potremmo raggiungere l’appagamento completo, la felicità. Che niente e nessuno potrà darci mai all’infuori di noi stessi. Noi possiamo tutto, per noi. Basta volerlo, veramente.

Steve stava parlando con me.

Non che abbia detto cose particolarmente originali. Gli americani ci fanno i libri su questi sunti abominevoli di pensieri filosofici elaborati in millenni di storia, spesso mortificandoli.

Ma in quel momento Steve mi ha dato proprio quello di cui avevo bisogno: Musica, Speranza e Fiducia. Nell’esistenza.

Immaginate i nerd dopo un’ora buona di questi discorsi. Chi diceva “suonaaaa”, chi sbuffava, chi rideva.

Pochi secondo me hanno colto. E pochi hanno capito che quello che stava dicendo valeva più di mille consigli tecnici.

Poi la jam session per chiudere: Steve ha suonato con 4 estratti dal pubblico. Ha suonato con loro pieno di umiltà e amore per la musica. Ha riattaccato cinghie staccate come se fosse un compagno di band qualunque. Sì è messo all’altezza di chi suonava con lui. Ha fraseggiato con tutti. Ha riso e ha incoraggiato chi magari era nervoso (te credo, stai suonando con Steve Vai, io non riuscirei a muovere un muscolo!)

Un musicista eccezionale.

Una persona bella.

E io cosa avrei dovuto fare?

Farmi un selfie qualunque per fare tendenza? Per poi buttarlo sui social? Con quell’essere straordinario?

No, non volevo svilire quell’incontro.

Ecco perché non mi sono fatta un selfie con Steve vai.

Me ne sono andata in profondo rispetto e silenzio, piena di energia nuova.

Dopotutto, era il 21 settembre. Equinozio d’autunno, non un giorno qualunque per noi Streghe.

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[In realtà per farsi una foto con lui serviva un pass particolare e i selfie non erano ammessi. E poi dovevo anche tornare a lavoro]

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