Vita

Io ho sempre fatto solo lavori divertenti!

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Ciao, mi chiamo Carla, sono un’ex quasi-sceneggiatrice.

Quando ho finito il liceo ho pensato che sarebbe stata una figata fare cinema, quindi sono partita alla volta di Roma per studiare al DAMS (Facoltà di Lettere e Filosofia, Discipline delle arti della musica e dello spettacolo).

Non sapevo bene cosa volessi fare, se la regista o la costumista (confusione). Sapevo solo che volevo fare cinema.

Durante i primi mesi di studio mi viene in mente che in effetti quello che avevo sempre fatto da tempi immemori era scrivere (diari, poesie, storielle) quindi perché non fare la sceneggiatrice?

Mi butto in questa cosa che nemmeno al Dams sanno insegnare granché bene (A livello pratico, s’intende. Di teoria ti ammazzano.)

Mi ricordo che stavo studiando per l’esame di storia del teatro e mi sono fermata al capitolo due, quello sui giullari, per iniziare a scrivere una delle mie epiche opere incompiute. La storia di un giullare che… no, non ve la racconto.

Insomma, questa storia che inizio a scrivere interrompe il mio studio. Voto in storia del teatro: 18. Ma chissene. Vuoi mettere con una storia epica che mi faceva sognare? E che ora sta in un cassetto, vicino alle calze invernali.

Più avanti ho avuto la fortuna di fare un bel laboratorio con Ivan Cotroneo. Da lì è iniziato il vero viaggio. Tanta buona pratica e gente più brava di me con la quale confrontarmi.

Finiti miracolosamente (e fuori corso, ovviamente) gli studi universitari, mi spaccio su web per sceneggiatrice quale non ero ancora e riesco a scrivere due lunghi con due registi diversi che vedono entrambi la luce di lì a pochi anni. Quando si dice CULO. Faccio anche parte del set, assaporando a 360° il cinema in tutta la sua bellezza.

Scrivo un altro lungo con un regista e amico carissimo, ma questo dopo vari abbagli produttivi* (persino esteri!) non vede la luce. Sarà per sempre nel mio cuore. Il lavoro che ho amato di più in assoluto, come un figlio.

Nel frattempo frequento una scuola privata dove conosco il mio Maestro (abbiamo tutti un mitico Maestro… da uccidere) ed entro anche, nemmeno troppo timidamente, tramite lui, nel vero mondo del lavoro. Spot, videoclip, corti.

Mi sento quasi una sceneggiatrice e vado anche sul set.

Arrivo persino a lavorare con due personaggi importantissimi del mondo televisivo.

Ora bisogna crederci, quindi comincio a pensare di essere davvero una sceneggiatrice, e anche a dirlo agli altri.

  • E tu cosa fai nella vita?
  • La sceneggiatrice!
  • Che figata!!!

Se avessi detto “sono un idraulico” o “la commessa”, ecco quale sarebbe stata la reazione: ah.

Certo, quello nel cinema è un lavoro creativo, divertente.

Ma è pur sempre un lavoro e nel lavoro si lavora. Devi creare, anche quando magari non ti senti per un cazzo creativo. E soprattutto, all’ennesima sceneggiatura che non verrà mai girata, cominci a perdere un po’ di entusiasmo, diciamo. Una certa puzza di perdita di senso, del tipo: ma che diavolo scrivo a fare?

E poi arriva lui. Il corso RAI SCRIPT. Super selezione. Rientro tra i pochi (12) eletti ammessi al corso.

Mi dico: “Beh forse un po’ di talento ce l’ho!”

Sì, solo che del talento te ne fai meno di zero al corso Rai. Quello che ci vuole è forza di volontà, ancora meglio, abilità di sopravvivenza. Come se fossi in una giungla.

CORSO RAI: LA MACCHINA DELLA MORTE.

La morte della creatività, della libertà, una macchina che ti schiaccia prima la pancia poi il petto poi le braccia, infine la testa.

Schemi, paletti, regole, studio matto e disperatissimo, teoria a palla e pratica assolutamente discrepante con la teoria suddetta. Studi il metodo americano poi però scrivi un medico in famiglia.

Personalità multipla. Se sopravvivi al corso Rai, ce l’hai fatta.

Io non ce l’ho fatta. Mi ha ammazzato l’esuberanza. Panico da pagina bianca foreva. Mi correggevo ancora prima di aver scritto la prima frase della prima bozza.

A un certo punto ho provato persino a fare la regista, ma nulla è andato come avrei voluto. Scelte sbagliate, persone sbagliate, ansia da prestazione.

Ah, poi ci sono gli aperitivi.

(Fate conto che questo ve lo stia raccontando a volto coperto, per evitare ritorsioni.)

Gli aperitivi romani/cinematografici “ar Pigneto**”.

A – Oh ciaoooo! (sorriso fintissimo, è evidente che ci stiamo sul cazzo a vicenda)

B – Ciaoooooooo anche tu qui?

A – Sì così, una pausa dal lavoro, sai un po’ di pr.

B – Allora? Cosa stai combinando?

A – Ma, niente di che. Abbiamo questo progggggggetto…

B – Sì mi ricordo, quello con XXXXXXXXX XXXXXXX?

A – No, no, quello alla fine boh, non abbiamo trovato i soldi. Il produttore, una testa di caXXo…

B – Ma dai, era figo! (certo, credici)

A – No, adesso ne abbiamo un altro, siamo riusciti ad avere anche un contatto con la Ferilli…

B – Ma dai! (puttana)

A – Sì, adesso vediamo un po’ come va, stiamo cercando i soldi.

B – …..

A – …..

B – …..

A – E tu?

B – Mah, io… ho scritto questa cosa con XXXXX XXXXXXX, la stiamo portando in giro. Ma è poco commerciale.

A – Di che si tratta, se posso chiedere? (vediamo un po’…)

B – Una cosa di genere, ma sai, il genere non va tanto purtroppo. Tutti a fare cinema d’autore in Italia. Oppure i cinepanettoni, ma sono merda. (certo ad avere l’aggancio mortacci tua ne scriverei due domani, mi ci pago il mutuo)

A – Beh il genere in Italia è difficile… Ma che genere?

B – Horror.

A – ….

B – ….

A – Eh in Italia non funziona l’horror. Un tempo, quando c’era Argento, ma adesso bisogna andare fuori. (poraccia)

B – Sì, infatti stavo pensando di cercare qualche contatto con l’estero.

A – … Sì, certo. (e cosa stai aspettando?)

B – Va beh, vado a prendere un’altra cosa da bere. Tu vuoi qualcosa?

A – No adesso procedo così… mi avvicino da XXX XXXXX lo conosci?  Quello che sta parlando con XXXXX XXXXX.

B – No, chi è?

A – Quello che ha fatto l’ultima fiction con Gabriel Garko…

B – Non ho la tv.

A – Nemmeno io, ma ho visto qualcosa in streaming. Comunque mi avvicino che mi deve presentare uno.

B – Produttore?

A – Sì, ma non ha soldi, li cerca.

B – E certo! Allora ci vediamo dopo eh!

E via dicendo.

UN INCUBO.

Insomma, se la tua creatività sopravvive al corso Rai, riesci a sopportare gli aperitivi ar pigneto, entri in un determinato giro e riesci a farti pagare continuativamente per scrivere, diventi a tutti gli effetti uno sceneggiatore.

È una questione di talento + volontà + peli sullo stomaco + un po’ di soldi messi da parte + carattere + culo.

Io non ce l’ho fatta.

Perché non ci ho creduto abbastanza? Perché non ho il carattere? Perché non ho il talento? Non ho saputo sfruttare bene le botte di culo? Non lo so, ma sta di fatto che a un certo punto avevo le pile scariche e il portafoglio vuoto.

Dicono che quella dello sceneggiatore sia la figura professionale più frustrata nel mondo della cinematografia. La figura professionale più a rischio suicidio.

E quindi mi sono messa a vendere vino. Ci sarà sempre qualche quasi -sceneggiatore da dissetare.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata!

*Abbagli produttivi: “Ciao, sono un produttore (=cerco soldi, ma non ne metto io direttamente), ho letto la vostra sceneggiatura. Sì può fare. Chiedo soldi alla film commission di XXXXX , ho qualche contatto, possiamo partire subito con i provini, poi cerchiamo gli altri soldi. Partite con la seconda stesura che bisogna cambiare due o tre cosette.” Ok. Stappiamo lo spumante. Alla consegna della seconda stesura: “Eh, non ho trovato altri soldi, mi spiace, ciao”. Vabbè.

** Pigneto: quartiere romano ad altissima concentrazione di “menti creative” e personaggi radical chic, che spesso non coincidono.

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