Vita, Writefulness

CARTA, CHE PASSIONE!

Dopo anni di scrittura digitale (tra pc e cellulari), intervallati da qualche breve pausa diaristica “analogica”, nel 2018 ho ripreso in mano carta e penna per darmi alla scrittura selvaggia, emotiva, estrema e atavica. E’ stato bello riprendere a scrivere a mano – ce n’è voluto, ve lo assicuro, ero molto arrugginita! Scrivete ancora a mano? Quanto? E come? -soprattutto perché ho avuto il piacere di partecipare al workshop di calligrafia tenuto dalla dottoressa Alessandra Pontis, specializzata in psicologia dell’apprendimento. Questo mi ha permesso anche di crogiolarmi nella bellezza e nell’eleganza e dedicarmi anche a modificare la mia scrittura in base non solo a canoni estetici, ma anche alle mie emozioni. In due mesi di scrittura e di esercizio – che comprendeva anche la redazione di banalità quotidiane, come liste della spesa e agenda – ho modificato quasi del tutto la mia vecchia grafia, a mio avviso migliorandola.

E’ stato per me un piacere calcare penna o matita ogni giorno anche solo per pochi minuti e vedere il foglio segnato dalla mia forza che rinasceva direttamente dalla mia volontà.

Scrivere a mano è un atto di forza; forse oggi è anche un atto ribelle, rivoluzionario. Sicuramente di rottura con le abitudini e quindi di consapevolezza. Scrivo a mano, quindi sono.

Ecco perché nei laboratori di scrittura estrema del mio progetto Writefulness (che sta evolvendo insieme e me, giorno dopo giorno) non si può scrivere che a mano.

Ma bando alle ciance! Di cosa voglio davvero parlarvi oggi? Voglio raccontarvi un’esperienza che ho recentemente vissuto grazie all’Accademia Medievale, che ha allestito un piccolo laboratorio di produzione della carta e mi ha permesso di sperimentare personalmente questo processo. 

Si trattava di una delle attività all’interno della mostra “Le arti del narrare, Storie e immagini dal Medioevo”, tenutasi durante il mese di dicembre 2018, prezzo il Palazzo Ruspoli a Nemi. Nello stesso evento si esponevano arte cartaria, calligrafia, miniatura e tessitura. In sala la ricostruzione di un telaio, il laboratorio della carta, e un piccolo banco di tinture naturali (minerali e vegetali). La calligrafia e la miniatura erano a cura di “Nahima”, artista eclettica (e olistica) che trae ispirazione per le sue opere da sogni, visioni, meditazioni. Le opere esposte sono pulite e fatte non solo con cura, ma col cuore, con uno stile molto personale intriso di una fanciullezza benefica. Sono soprattutto le miniature a colpire la mia attenzione, anche perché sono realizzate con le tinture naturali. Cliccate qui per conoscere meglio Nahima.

Per saperne di più sull’Accademia del Medioevo invece, potete cliccare qui

I ragazzi dell’accademia sono fenomenali. Soprattutto perché mi hanno promesso che mi spediranno i due fogli di carta che ho fabbricato con le mie mani!

Una delle miniature di Nahima

Ricostruzione di un telaio

Pigmenti naturali (minerali)

Pigmenti naturali (vegetali)

QUALCHE CENNO STORICO SULLA CARTA

La carta, come molte “tecnologie” che oggi diamo per scontate, arriva in Europa dall’oriente partendo dalla Cina e passando per l’Arabia. La prima produzione di carta araba nasce a Samarcanda, che fino al 751 d.C. era sotto il dominio cinese. Appena conquistata la città, gli arabi si fanno subito svelare dai cinesi il metodo di produzione. Fino ad allora il supporto utilizzato per scrivere, dalla Persia all’Occidente, erano il papiro e la pergamena. La carta di Samarcanda veniva prodotta con lino e canapa e detta carta bombacina. Verso la fine del 700 a.C., la produzione della carta si diffonde (seguendo l’espansione araba) nell’Africa settentrionale e in Sicilia. Nel 900, l’emirato di Sicilia è un centro nevralgico del commercio di carta e nel 1072, con la conquista di Palermo da parte dei Normanni, la carta diventa il supporto ufficiale dei documenti di stato.

In questa prima fase i principali produttori della carta si trovano nei monasteri e nei conventi. La carta è un prodotto “cristiano” e pian piano la carta comincia a diffondersi in tutte le corti europee, principalmente per atti notarili e commerciali.

A metà del 1400, a Fabriano, iniziano a produrre la carta con un metodo nuovo. Di migliore qualità rispetto a quella araba, più economica e soprattutto “cristiana”, diventa il prodotto preferito sulla piazza europea.

Raccolgo la polpa con il setaccio

COME NASCE LA CARTA?

I principali materiali da cui si ricavava la carta in epoca medievale erano il lino e la canapa. 

Venivano utilizzati soprattutto stracci vecchi, da cui veniva  estratta la fibra sciogliendola nell’acqua e pestandola. Gli arabi utilizzavano non più i mortai come i cinesi, ma mulini, azionati da energia umana o animale. In seguito, a Fabriano i mulini funzionavano grazie all’energia idraulica, un processo di triturazione molto più efficiente. 

Poi la pasta veniva messa in un tino, e filtrata in fogli di varie dimensioni, fatta scolare, pressata per diverse ore, trattata con colla (animale o vegetale) e stirata con un ferro caldo.

Ecco il mio foglio, lo faccio scolare.

Piano piano presso delicatamente il foglio contro un panno di lana cotta per togliere il grosso dell’acqua

La carta era tanto pregiata quanto più sottile, pulita e regolare. 

Io l’ho fatto e non è difficilissimo, ma bisogna prenderci la mano. E’ stato davvero molto emozionante!

Ovviamente oggi tutti questi procedimenti avvengono industrialmente e prodotti sintetici sono stati introdotti nel procedimento per ottenere carta con diverse caratteristiche (colore, resistenza, lucidità). Attualmente la carta viene prodotta utilizzando soprattutto la polpa di legno o di cellulosa, (legni teneri come abete o pioppo) oltre alla carta riciclata.

Io personalmente adoro scrivere sulla carta color avorio, molto sottile, oppure su quella, molto grezza, che si usa al mercato per avvolgere il pesce. Sono fatta così: amo gli estremi!

E voi? Su quale carta preferite scrivere?

Il mio foglio di carta! Ora lo aspettano pressa, collatura e stiratura

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