Vita, Writefulness

Writefulness alla Scuola Holden – Resoconto e Impressioni

Durante gli ultimi due week end di settembre ho tenuto il mio laboratorio sperimentale “Writefulness Scrittura Estrema e Scrivere Luoghi” alla Scuola Holden di Torino, la scuola di scrittura più importante e famosa in Italia.

Sono estasiata, stupita, piacevolmente impressionata da quello che ho vissuto insieme ad altre 30 persone. 

Ho lavorato con due gruppi eterogenei, composti da appassionati di scrittura, scrittori professionisti, psicologi, operatori sociali, studenti del liceo o dell’università. Tutti insieme si sono trovati a vivere un’esperienza abbastanza fuori dal comune: scrivere bendati per oltre due ore.

Anche se Writefulness non è solo scrivere bendati, sicuramente è quella la parte che più segna i partecipanti al laboratorio. 

“Ho avuto la possibilità di entrare in contatto con parti di me nascoste, trascurate, ora che le ho riacciuffate, spero di non perderle nuovamente.” M.B 

La prima forte emozione (per me) è quella che sento nell’accompagnare gli scrittori bendati dentro l’aula. Ogni individuo si comporta e si muove in maniera diversa quando è bendato. Alcuni mi toccano a malapena il braccio e tengono la mano davanti a sé, per mancanza di fiducia, altri si appoggiano di peso e si affidano, appunto, ciecamente ai miei occhi e alle mie gambe; alcuni vanno lenti lenti e insicuri, altri vanno spediti. A volte mi sento responsabile, altre volte mi sento un po’ una “torturatrice”, altre la compagna di un gioco divertente. A volte inadeguata nel guidare una persona indifesa. Interessante, no?

“Mi ha fatto scoprire che posso andare oltre quelli che sapevo essere i miei limiti. Io per due ore e mezza bendata senza sapere dove fossi e con chi? Ecco, chi mi conosce non ci crederebbe neanche vedendolo.” D.U

All’inizio è il buio, e nel buio si è costretti a stare con se stessi, come nella meditazione. E lì ti cerchi e ti ri-conosci, ti ascolti. Non c’è scampo. Ho visto persone scrivere come fiumi, senza preoccuparsi di andare storti, sovrapporre lettere e parole, dimenticare virgole, sbagliare accenti. Un flusso continuo, che come l’acqua porta vita, modella, smussa, accarezza a volte, fa paura, rinfresca. Emozioni pure, nel silenzio, nell’attenzione, nella consapevolezza e nella concentrazione più assordante che mai.

Poi ci si apre piano piano al mondo dei sensi: udito, olfatto, gusto, tatto, percezione. Ancora non vedi, sei come un bambino nella placenta.

Infine ci si toglie la benda ed ecco la luce, e finalmente puoi incontrare lo sguardo e le emozioni di chi, come te, ha scritto senza vedere nulla all’esterno, solo all’interno.

“Mi ha ricordato che la pagina bianca è sempre stata ed, ancora, è MIA AMICA (e sorrido mentre lo scrivo).” G.R.

La seconda parte di Writefulness – scrittura estrema – è tutta giocata sulla destrutturazione, sull’uscire dagli schemi, sulla disobbedienza, sulla parte sociale – asociale. 

Ci si ritrova a fare, scrivere, pensare cose che normalmente “non si fanno”. È la parte ribelle di questo laboratorio, che mira proprio alla distruzione degli schemi e al superamento dei limiti (propri e altrui). Ci si ritrova continuamente a buttare giù dei paletti o a metterne di nuovi, dentro e fuori di sé.

Questo dona nuova consapevolezza sulle proprie potenzialità e sulle idee che si possono maturare e che possono scaturire da noi se ci mettiamo davvero alla prova.

“Ho però capito (grazie all’esercizio delle parole cubetto) che ogni parola racchiude una storia e un significato. Dentro una frase tutte insieme compongono un concetto, ma singolarmente nascondono un mondo.” C.C. 

E poi, Scrivere Luoghi. Due sono state le location: la Gran Madre per il primo week end e Superga per il secondo. Quest’ultima voluta da me con tutta la forza, è stata anche quella che ha presentato più avversità. Me la ricordavo grigia e deserta. Invece per il laboratorio, che si è tenuto la domenica mattina, era subissata di gente, non si poteva accedere alla basilica, pochi i posti in cui comodamente si poteva scrivere. Ma anche questo ha fatto parte della sfida. I risultati sono stati interessanti: al momento della condivisione, alcuni di noi hanno parlato di sensazioni molto simili, senza essersi ovviamente prima consultati.

Per quanto riguarda invece la Gran Madre, è stata una sfida: ci siamo introdotti e abbiamo scritto durante la funzione della domenica. Un’esperienza molto simile a un esercizio antivergogna. Anche questa una cosa che “non si fa”. Eppure chi più, chi meno, chi in un modo, chi in un altro, ha eseguito l’esercizio. Siamo tornati sui limiti. Su quello che possiamo o non possiamo fare, almeno a detta delle nostre convinzioni.

Se ci diamo il permesso, possiamo fare molte più cose di quelle che crediamo o immaginiamo.

Scrivere Luoghi non è solo connettersi con il luogo in cui si svolge. In questo caso soprattutto è stato anche la difficoltà a connettersi con un luogo che noi percepiamo come ostile. Ancora una volta un dibattitto tra il nostro spazio interiore e quello che abbiamo fuori da noi. Allora possiamo spostarci da quel luogo, lavorare sull’esteriore quindi, oppure possiamo decidere di fare ancora più spazio dentro di noi, oppure di racchiuderci e rimpicciolirlo ancora di più, a seconda di come ci viene meglio.

È difficile spiegare queste cose. Writefulness va vissuto, più che descritto o raccontato, come ogni laboratorio che si rispetti!

Cosa ho imparato da questa esperienza Torinese? Sono state confermate delle idee che già avevo, in realtà.

  1. La forza di Writefulness sta nell’essere un continuo esperimento. Nessuno insegna niente a nessuno. Siamo tutti alla ricerca e scopriamo tutti qualcosa insieme, condividendo. La formula sperimentale rende più partecipi e proattivi, compresa me che devo condurlo, ed è continua fonte di stimoli. Insomma, non annoia mai. E cambia a seconda dell’aula, del posizionamento di sedie e tavoli, della temperatura del numero dei partecipanti. È un laboratorio suscettibile di mille variabili e voglio che rimanga tale. Amo improvvisare ed essere messa in difficoltà da condizioni avverse. Anche perché rispecchia esattamente quello che fa il laboratorio stesso.
  2. Writefulness sblocca qualcosa dentro i partecipanti. Che sia un nodo emotivo, un fermo creativo, una mancata comunicazione, un vicolo cieco esistenziale, sblocca. È un solvente, il crc della scrittura, lo sturalavandini della creatività, lo sgrassatore delle emozioni. Ed è proprio quello per cui gli ho dato vita, quindi posso ritenermi soddisfatta!
  3. Writefulness è fatto soprattutto dai partecipanti. Sì, io ne sono l’ideatrice e la conduttrice, ma senza la varietà e il trasporto dei partecipanti e del rapporto tra loro e con loro non ci sarebbero le scoperte, le sfumature che rendono vivo e affascinante questo percorso.

Insomma, la sperimentazione continua, con un brivido in più. Già mi sono venute nuove idee e sto strutturando un nuovo laboratorio per il 2021, ma questa è un’altra storia.

Voglio ringraziare ancora tutte le persone che hanno creduto in me: amici, collaboratori, familiari, fratelli e sorelle spirituali, il mio amato Ivano, il mio gatto Lucifero. E me stessa, per aver investito la mia energia e il mio amore in questa follia, nonostante tutto!

Ringrazio la Scuola Holden che mi ha dato questa importante possibilità e con la quale la collaborazione è andata splendidamente. Spero sia la prima di una lunga serie!

Ringrazio l’Hotel San Giors dove ho riposato e sono stata accolta splendidamente.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno ignorato, che non hanno creduto in quello che facevo, che mi hanno criticato, nell’ombra o alla luce del sole.

E infine, ringrazio i partecipanti al laboratorio, e non mi stancherò mai di farlo. Siete stati di grande supporto, con le vostre reazioni, le vostre critiche e le vostre osservazioni.

Siete stati preziosi. Siete un dono, per me.

Prossime tappe: Roma, Firenze, Bologna, Napoli. Ci sto lavorando e spero di darvi presto notizie!

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