Benesserescrittura, Maratone, Writefulness

SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA E SPAZIO SACRO PER RIELABORARE LE PROPRIE EMOZIONI

“Che dispettoso! Me lo immagino che fa questa scenetta vicino a una fontana, in assoluta armonia col gioco del bambino e del piccione. Un poeta fa queste cose si prende gioco della vita ordinaria. Trasforma la banalità della vita in capolavoro. Osserva a distanza e contemporaneamente si fa rapire da tutto. Riesce a leggere il tessuto di cui è fatto il mondo, poi ti schizza saltando dentro a una pozzanghera dopo il temporale estivo.

Giocare nella vita è fondamentale in alternativa la vita è un viaggio verso la morte, e i poeti lo sanno, quindi giocano. Coi sentimenti, con le parole, con le persone. Non lo fanno per cattiveria, ma per sopravvivere! Altrimenti la loro esistenza suonerebbe vuota e vana.

Giocare con le parole. È una cosa che mi ha insegnato mio padre, che poeta non era. Non sapeva scrivere poi tanto bene mio padre, eppure la poesia e la bellezza nella vita la sapeva trovare. Nonostante poi fosse un uomo di scienza. Conosceva, appunto, il tessuto di cui era fatto il mondo. Un segreto, un mistero in continuo disvelarsi e rivelarsi. Aveva dei capelli così folti, che sembravano il nido dei suoi pensieri. Uccelli velocissimi, i suoi pensieri, abili nel volo libero e leggero, ma anche attenti osservatori di tutto ciò che accade a terra. Sempre per una questione di sopravvivenza, come per i poeti. Quindi ecco il piccione della poesia di Paolo. Un uccello disprezzato sembra faccia solo una cosa: cagare. Suscita lo schifo dei più. Che uccello è il piccione? Il colombo. Quello che dovrebbe incarnare lo spirito della pace, l’uccello che ha utilizzato Noè per assicurarsi che fosse tutto a posto sulla terra, adesso è dispensatore di merda e speciali pidocchietti rossi.”


Nessuna modifica, nessun filtro. Ancora mi viene difficile non dare una forma e una struttura che comunichi con l’esterno, quando scrivo nel flusso durante le maratone, ma è normale. Tutti noi tendiamo a pensare “costruito”. Certo, questo testo non è certo perfetto, non è editato, si potrebbe migliorare di molto. Ma l’ho lasciato così di proposito.
Vi ho voluto regalare questo scritto perché ne apprezzo il percorso. Partendo dal piccione della poesia di Paolo Agrati (che ho usato come spunto) ho parlato della figura del poeta passando per i giochi di parole, arrivando fino a mio padre, tornando poi al poeta e infine al piccione. Un percorso circolare davvero interessante.
Quello che più mi interessa è proprio il cuore di questo percorso. Difficilmente scrivo di proposito di mio padre. Mi ha lasciato nel 2017, è un lutto per me ancora in fase di elaborazione. Mi ha stupito molto averne scritto così, improvvisamente, dal nulla.

Questa è la scrittura libera. Da un argomento totalmente impersonale, possiamo arrivare a incontrare, toccare e rilasciare le nostre emozioni nascoste, inattese, temute. È molto catartico e poetico.

Durante le maratone di scrittura che io propongo come gioco, succede questo. Si ride, si piange insieme.

Io non lo esplicito, ma quello che si crea è uno spazio sacro. Uno spazio sacro e protetto. Tutto ciò che accade durante la maratona, rimane in quel cerchio. Esce solo se necessario, come in questo caso, ed esclusivamente se il diretto interessato lo fa di sua sponte o autorizza a farlo. Io e tutti i partecipanti  siamo i custodi delle emozioni nel cerchio.
E’ un gioco, ma un gioco sacro.

Questo mi sta permettendo di unire due delle tre cose più importanti nella mia vita: la scrittura e la spiritualità. La terza cosa più importante sono le relazioni.

La stessa cosa accade durante il mio Laboratorio di lungo corso di scrittura autobiografia, “Writefulness Dal dolore alla gioia”. Durante questo spazio sacro, ci concediamo di rivivere o vivere per la prima volta emozioni della nostra infanzia o adolescenza, di far parlare l’io bambino, oppure di dare spazio a quell’adulto che lo coccola e lo protegge.

Molte partecipanti al mio laboratorio sono donne, madri che riescono grazie alla scrittura a ritagliarsi qualche ora solo per sé, per il proprio benessere emotivo. Se anche tu hai questo bisogno, Dal dolore alla gioia è l’attività che fa per te!

Le tue emozioni sono importanti. Hanno bisogno di spazio e di tempo, di riconoscimento ed elaborazione!

La scrittura autobiografica permette questo, attraverso la poesia e i giochi di parole, il rovesciamento del punto di vista. Offre mille espedienti per elaborare il dolore e trovare la bellezza nelle piccole cose della nostra vita che avevamo dimenticato.

Se desideri avere più informazioni sui miei laboratori, puoi fare due cose:

sono qui per te

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