Maratone, Writefulness

Cara Solitudine – #scrivereinquarantena – #maratonadiscrittura #monologotelefonico

Cara Solitudine,

Ti scrivo una lettera dal carcere. Sono in tua compagnia, e già questo basterebbe a confermare che sola non lo sono affatto.

Come stai tu? Te lo chiedo perché sicuramente nessuno lo fa. Chi è che si preoccupa di sapere come sta la solitudine?

Ti senti trascurata? Lo so, lo so. Ah no? Dici di no? Dici che siamo soli? Che sei sempre con noi? Anche quando pensiamo di avere compagnia? Che concetto curioso, spiegati meglio!

Ok, quindi anche quando stavo con Maurizio ero comunque sola? Beh, in effetti, a volte…

Tu dici quindi che noi facciamo finta di non vederti? Che cosa terribile, mio Dio, quindi ti senti ignorata? Ma hai da mangiare e da bere? Ah, ok, allora tutto a posto. E il lavoro ce l’hai? Beh, devi trovarti un lavoro, altrimenti come fai a vivere? No, non puoi fare sempre beneficienza… devi pensare al futuro. Ora sei giovane ma poi… invecchierai e come farai senza pensione? Stai attenta! La cosa migliore che potresti fare sarebbe un’assicurazione sula vita.

E un compagno ce l’hai? O una compagna, insomma, va bene lo stesso, qualcuno con cui stare, con cui mettere su famiglia. Tanto ormai volendo anche le coppie omosessuali possono adottare, basta emigrare nel paese giusto. Ah, non vuoi fare famiglia? Come sarebbe? Come sarebbe a dire “sto bene così”? Scusami ma non sei normale. Sicuramente hai delle ferite del passato che ti hanno fatto chiudere così…

Macché, non è vero che sei nata per stare da sola! Queste sono fesserie che ti hanno messo in testa o, peggio, che ti sei messa intesta tu dopo qualche delusione amorosa. Non dico che esista l’anima gemella, ma qualcuno per noi c’è. Per tutti c’è.

Come dici? Ontologica? Dici che tu sei ontologicamente sola? Eh, dai, solo perché ti chiami “Solitudine” non vuol dire che debba stare sola. Sarebbe come dire che tutte la Claudie sono ontologicamente zoppe! Lo so, è stato un colpo basso. Modestamente ho fatto il classico, ma resto umile eh! Dai, adesso ho parlato troppo, parlami di te.

Silenzio.

E’ questo il tuo linguaggio? Il silenzio? Poi non ti lamentare se non hai amici. Parla, dì qualcosa! Io nel silenzio non mi sento molto a mio agio. Come sarebbe a dire “si vede”?

Allora me ne vado, scusa. Tanto vale starmene da sola.

E’ meglio sia per te che per me.


Questa sorta di “monologo telefonico” è stato scritto da me durante una Maratona di Scrittura.

Tema: solitudine

Tempo di scrittura: 20 minuti.

Interviste, Vita, Writefulness

#scrivereinquarantena – EVENTO SPECIALE – Diretta Facebook con Laura della Farmacia Fanni di Villacidro: quattro chiacchiere su Writefulness e sulla scrittura libera consapevole e non performativa…

Che piacevole chiacchierata quella che c’è stata con Laura stamane, in diretta sul profilo Facebook della Farmacia Fanni di Villacidro!

Come spesso accade, raccontarsi e raccontare agli altri il proprio lavoro aiuta a fare chiarezza sul percorso intrapreso. Così, mi sono ritrovata a parlare con Laura in maniera molto naturale, proprio come con un’amica davanti a una tisana,  dei miei laboratori Writefulness, della scrittura libera e non performativa, degli strumenti tecnici e professionali della scrittura cinematografica che sto integrando a quelli della meditazione e della ricerca interiore, per aiutare le persone a conoscersi meglio e amarsi di più, scrivendo.

Per farvi un’idea della mia formazione poliedrica e degli argomenti toccati vi consiglio queste letture:

  1. Il viaggio dell’eroe di Chris Vogler (archetipi) – Se vuoi acquistarlo clicca qui
  2. Scrivere Zen (scrittura creativa) di Natalie Goldberg – Se vuoi acquistarlo clicca qui

Spero che gli ascoltatori vorranno approfondire alcuni concetti leggendo questo blog e “frugando” i miei profili social, oppure contattandomi direttamente. Se avete domande o volete maggiori informazioni sul mio lavoro, non esitate a farlo.


Ecco tutti i contatti:

E- Mail: carlamarcialis@gmail.com

Blog: carlamarcialis.wordpress.com

Profilo Instagram: carla_marcialis_

Pagina Facebook: Carla Marcialis Writefulness Trainer

LinkedIn: Carla Marcialis

Twitter: @CarlaMarcialis


Eternamente grata a Laura e alla Farmacia Fanni Villacidro, che si prende cura di mente, corpo e anima dei suoi clienti.

Ps: ecco invece dove potete trovare qualche informazione sui “compagni di avventura” che ho citato a fine chiacchierata e che potrebbero partecipare alle prossime dirette:

Nuragic Shamanic Healing

Il Mio Multiverso

Yogarmonia

Vita, Writefulness

#scrivereinquarantena – Quarto Pensiero – “Andrà tutto bene” vs “Vivi nel qui e ora”

Cari amici e care amiche, 
Beh, è successo anche a me.
Non mi identifico più in questa frase: #andràtuttobene.
Forse non mi ci sono mai identificata, perché cozzava con la mia pratica di consapevolezza. Qualcosa nell’affermarla e nel diffonderla stonava. Ma si sa, in situazioni di emergenza i vecchi schemi ritornano, tutti carini, vestiti bene, ammiccanti.
Non andrà tutto bene.
Non andrà tutto male.
Andrà tutto come andrà e nessuno di noi può sapere come.
Questo vale per la quarantena come per tutte le cose nella vita.
Questa pandemia forse darà una grande lezione a chi la vuole ascoltare e sentire.
Non significa che non dobbiamo “occuparci” del futuro, o consultare il passato per trarne insegnamento.
Semplicemente, almeno per me, significa che ancora più di prima è più “igienico” – come diceva mia nonna –  procedere momento per momento, programmando la nostra vita in maniera molto, molto elastica. E senza costruire palazzi su cose che ancora non sono successe, altrimenti i palazzi crollano perché un palazzo con delle fondamenta immaginate e immaginarie prima o poi viene giù.
Spengo il chiacchiericcio che ho nella testa e cerco di concentrarmi sul fatto che, per esempio, è arrivato il momento di organizzare un lab di storytelling online e preparare tutte le mie consulenze di scrittura individuale, di coppia e di gruppo che mi girano in testa da mesi.
Vi terrò aggiornati.

Un abbraccio stellare ❤


Poesie, Vita, Writefulness

L’AMORE ATTRAVERSO (#scrivereinquarantena)

L’AMORE ATTRAVERSO

Attraverso le cose
Attraverso le case
Attraverso i fiori
Attraverso i timori
Attraverso l’amore
Attraverso le strade
Attraverso le crepe
Attraverso i muri
Attraverso i giardini
Attraverso le strisce
Attraverso i serpenti
Attraverso i templi
Attraverso i tempi
Attraverso gli occhi
Attraverso il dolce
Attraverso le stelle
Attraverso i versi
Attraverso le gabbie
Attraverso i suoni
Attraverso i mari
Attraverso i monti
Attraverso i mondi
Attraverso le maglie
Attraverso gli uccelli
Attraverso gli ombrelli
Attraverso i fari
Attraverso te
Attraverso me.

Foto di Emanuela Cau
Poesie, Vita, Writefulness

SO DI INCONTRI CLANDESTINI (#scrivereinquarantena)

So di incontri clandestini

nelle piazze, la sera

mentre passeggia il cane_

E la luna

Diventa tutto blu_

Sì, lo so

la forma sarà anche scorretta

ma è per questo che scrivo poesie

per disobbedire alla forma

e goderne il musicale contenuto_

L’Amore è disobbedienza.

Baciarsi in una piazza

durante il proibizionismo

di pelle contro pelle

di fiato nel fiato_

Amarsi, è ancora più forte.

Foto di Valerio Deidda

Vita

#scrivereinquarantena Terzo Pensiero

Ho deciso di osservare il nobile silenzio per l’intera giornata di oggi. Significa rinunciare alla comunicazione verbale con tutti coloro che conosco, vicini e lontani. Salvo, naturalmente, casi di emergenza.

Perché ho deciso questo? Perché sento l’esigenza di andare ancora più a fondo dentro di me, cosa che questo periodo di “ritiro forzato” sta già di per sé facilitando.

Muta e, in qualche modo, cieca. Cieca nel non sapere cosa accadrà domani, nel non poter vedere molte cose distanti da me, perché il mio spazio si è ridotto. Hanno posto dei limiti ai miei spostamenti, da qui una riduzione dello spazio che posso occupare.

Videochiamate di gruppo, chiamate silenziose ma piene di emozioni con il mio amato, telefonate accorate con amici lontani, chiacchierate sommesse e lente con Stefano, meraviglioso amico e fratello con cui sto condividendo questo periodo, comunicazioni sulla natura di questo fenomeno in corso… silenzierò tutto questo per 24 ore. Perché ne sento proprio il bisogno. Il bisogno di raccogliere l’energia del verbo per un giorno intero. Per poi vedere cosa si trasforma durante, dopo, dentro e fuori di me.

La musica non esisterebbe senza il silenzio.

Ieri ho avuto l’impressione di partecipare a uno dei miei lab Writefulness, e ho sorriso a questo pensiero. Ho sorriso mentre riprendevo in mano il mio romanzo abbandonato da tempo perché non avevo mai né testa, né tempo per scriverlo. Adesso ho entrambe.

In silenzio oggi mi prenderò cura del mio spazio esterno e interno, del mio giardino, delle mie nuvole.

Lucifero

Vita

#scrivereinquarantena Secondo Pensiero – PERCAP

Il mondo non era molto ben preparato a questa situazione di emergenza.

Per i governi e le organizzazioni è tempo di dare vita a nuove procedure, mettere a punto protocolli ai quali non si pensava fino a uno/due mesi fa.

E noi? Quali protocolli stiamo creando ora, per la nostra vita, in questo momento dal sapore pre apocalittico che assomiglia più a un film brutto con Bruce Willis che a un bell’Oscar mancato?

Cosa facciamo con le amicizie finite male, con i discorsi in sospeso, con gli ex che non sentiamo da un po’, con i parenti che vediamo solo per matrimoni e funerali?

Personalmente, al momento ho un rapporto di amicizia interrotto alle soglie del 2020 che mi rimbomba in testa da qualche giorno. Potrei passarci sopra, prima o poi la quarantena finirà e la vita tornerà come prima per tutti. E quel rapporto non è da ricucirsi solo perché “questa sembra la fine del mondo”.

Ma qualcosa mi dice che dopo la pandemia nessuno di noi sarà più lo stesso. Qualcosa ci sta toccando in maniera molto profonda e singolare.

Forse potrei entrare in PERCAP, Protocollo Emergenza Relazioni in Caso di Pandemia.

Vita

#scrivereinquarantena Primo Pensiero

Non è che stia scrivendo granché, e me ne

dispiace.

Ho abbandonato completamente i social (Facebook e Instagram), li trovo velenosi in questo periodo. Non riuscivo a scriverci nulla, nè ad accogliere ciò che leggevo.

Sono stati giorni difficili per tutti, e ne abbiamo ancora per un po’.

Separazioni forzate, paure, dubbi, senso di ribellione.

Ho la fortuna di abitare fuori città, vicino al mare, e da ieri ho cominciato a godermi questa cosa.

Sveglia presto, lavoro di progettazione dell’orto, lettura, scrittura, appuntamenti spirituali. Appena fa buio, si accende il fuoco nel camino. Niente male come vita!

Ma gli abbracci mancano, mancano.

Vita

Diario di Meditazione con la m minuscola (IV)

Zafu nuovo!


Finalmente ho acquistato uno zafu nuovo, che mi consentirà di assumere la giusta postura per la pratica di zazen.

Proprio oggi lo inauguro, durante la pratica domenicale, insieme al mio piccolo grande sangha. Mi siedo e incrocio le gambe in un mezzo loto.

Mentre il maestro suona il legno, cerco la posizione. Ops, lo zafu nuovo è molto più alto di quello vecchio! Dondolo un po’ sulle natiche. Mi sposto più avanti. Ahia, mi tira la coscia sinistra così. Cerco di appoggiare le ginocchia allo zabuton per formare un triangolo col bacino. Aiuto, quasi scivolo dalla seduta. Il ventre è piatto. Bene, la posizione dovrebbe quindi essere corretta. Il pube un po’ in avanti. Forse un po’ troppo. Respiro e scivolo ancora. Se continuo così cado. Suona la campana.

Quasi mi prende il panico. Mi fa male il coccige. Non importa. Percepisco la punta della lingua che tocca la radice degli incisivi. Mi concentro su quella. E se cado? Se respiro, cado. Ma non posso non respirare!

Va bene, se cado pazienza. Respiro e… non cado. Mi assesto ancora. Mi tira sempre la coscia sinistra, mi sento tutta storta. Ho la testa dritta verso l’alto e il mento indentro, molto bene, ottima posizione. Ma se guardo verso il basso, cosa che devo fare, mi sembra di abbassare anche la testa. Invece no, la testa è sempre dritta, solo il mio sguardo è basso. Rilasso le spalle, rilasso le braccia, rilasso le cosce, aiuto, sto per cadere… ma ancora non cado.

Dove sono i miei pensieri? Sono nel mio corpo.

Alla fine non sono caduta. Sarà stata una questione di equilibrio? O di fiducia nell’esistenza? O di perseveranza? Magari di queste tre cose insieme.

Durante la seconda sessione seduta ho trovato la posizione perfetta.

Così perfetta e comoda che quasi mi ci addormentavo…