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Vigilia di Natale

Che cos’è il Natale? Un presepe poco convinto che riproduce una famiglia che non esiste più?

Mia nonna e il cocktail di gamberetti nelle coppe di vetro spesso. Con quella salsa rosa e l’insalatina anonima e dolce. Buonissimo! I divani in pelle nel salotto buono pieno d’argento e cristallo, non toccare niente, ché che lo rompi!

L’entusiasmo per i regali sotto l’albero, il puntale e le ghirlande tra gli aghi, che poi me le mettevo a mo’ di collane e mi pizzicavano tutto il collo, però che eleganza!

A casa dei miei il camino acceso e quel Babbo Natale finto venuto a portarmi in dono Lady Lovely, coi capelli bellissimi, desiderio antico di mesi.

No, Babbo Natale non deve mai farsi vedere dai bambini, perché i bambini non sono scemi. Io l’avevo capito subito che non era lui, che quindi non c’era nessun Babbo Natale, ma non avevo detto nulla e da quell’anno ho deciso di reggere il  gioco ai miei, per paura di non ricevere più i regali.  Avevo sei anni.

Qualcuno poi da un anno all’altro decide che i regali si aprono il 24 a mezzanotte, pessima idea, dico io, perché è molto meglio andare a dormire sognandoli e poi trovarli sotto l’albero la mattina dopo, e scartarli tra un boccone e l’altro di panettone, col latte caldo…

Ma mi adatto, mi persuado anche io che è meglio così. Tutto e subito. Specchio del nostro tempo.

Da adolescente cene di pesce eleganti, coi parenti, e poi a mezzanotte si esce, si va in viale Europa per bere qualcosa e scambiarsi i doni con amiche e fidanzato.

Oggi?

Per me la vigilia ha perso molto del suo fascino, sembra non aver senso senza bambini.

Il mio bambino interiore ormai sa che Babbo Natale non esiste, e spaesato si guarda intorno cercando la Befana, pur sapendo che lei pure è un artifizio, una tradizione che cerca di sopravvivere alla fine del fascismo, che sembra non arrivare mai.

Ma non è vero, non è vero nulla. Lo spirito natalizio va e viene, ma mai muore. Può essere triste, disperato, felice, rincuorato, represso, egoista, drogato dai regali e dai baci sulle guance, ma dentro di me ci sarà sempre.

Come quel cocktail di gamberetti.


Testo scritto durante il laboratorio di scrittura autobiografica “Writefulness Dal dolore alla gioia e in seguito editato. Il prossimo corso partirà questo mese, è in corso la formazione del gruppo. Per saperne di più clicca QUI o contattami cliccando sul pulsante qui sotto per mandarmi una mail, senza impegno.

Benesserescrittura, Maratone, Writefulness

SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA E SPAZIO SACRO PER RIELABORARE LE PROPRIE EMOZIONI

“Che dispettoso! Me lo immagino che fa questa scenetta vicino a una fontana, in assoluta armonia col gioco del bambino e del piccione. Un poeta fa queste cose si prende gioco della vita ordinaria. Trasforma la banalità della vita in capolavoro. Osserva a distanza e contemporaneamente si fa rapire da tutto. Riesce a leggere il tessuto di cui è fatto il mondo, poi ti schizza saltando dentro a una pozzanghera dopo il temporale estivo.

Giocare nella vita è fondamentale in alternativa la vita è un viaggio verso la morte, e i poeti lo sanno, quindi giocano. Coi sentimenti, con le parole, con le persone. Non lo fanno per cattiveria, ma per sopravvivere! Altrimenti la loro esistenza suonerebbe vuota e vana.

Giocare con le parole. È una cosa che mi ha insegnato mio padre, che poeta non era. Non sapeva scrivere poi tanto bene mio padre, eppure la poesia e la bellezza nella vita la sapeva trovare. Nonostante poi fosse un uomo di scienza. Conosceva, appunto, il tessuto di cui era fatto il mondo. Un segreto, un mistero in continuo disvelarsi e rivelarsi. Aveva dei capelli così folti, che sembravano il nido dei suoi pensieri. Uccelli velocissimi, i suoi pensieri, abili nel volo libero e leggero, ma anche attenti osservatori di tutto ciò che accade a terra. Sempre per una questione di sopravvivenza, come per i poeti. Quindi ecco il piccione della poesia di Paolo. Un uccello disprezzato sembra faccia solo una cosa: cagare. Suscita lo schifo dei più. Che uccello è il piccione? Il colombo. Quello che dovrebbe incarnare lo spirito della pace, l’uccello che ha utilizzato Noè per assicurarsi che fosse tutto a posto sulla terra, adesso è dispensatore di merda e speciali pidocchietti rossi.”


Nessuna modifica, nessun filtro. Ancora mi viene difficile non dare una forma e una struttura che comunichi con l’esterno, quando scrivo nel flusso durante le maratone, ma è normale. Tutti noi tendiamo a pensare “costruito”. Certo, questo testo non è certo perfetto, non è editato, si potrebbe migliorare di molto. Ma l’ho lasciato così di proposito.
Vi ho voluto regalare questo scritto perché ne apprezzo il percorso. Partendo dal piccione della poesia di Paolo Agrati (che ho usato come spunto) ho parlato della figura del poeta passando per i giochi di parole, arrivando fino a mio padre, tornando poi al poeta e infine al piccione. Un percorso circolare davvero interessante.
Quello che più mi interessa è proprio il cuore di questo percorso. Difficilmente scrivo di proposito di mio padre. Mi ha lasciato nel 2017, è un lutto per me ancora in fase di elaborazione. Mi ha stupito molto averne scritto così, improvvisamente, dal nulla.

Questa è la scrittura libera. Da un argomento totalmente impersonale, possiamo arrivare a incontrare, toccare e rilasciare le nostre emozioni nascoste, inattese, temute. È molto catartico e poetico.

Durante le maratone di scrittura che io propongo come gioco, succede questo. Si ride, si piange insieme.

Io non lo esplicito, ma quello che si crea è uno spazio sacro. Uno spazio sacro e protetto. Tutto ciò che accade durante la maratona, rimane in quel cerchio. Esce solo se necessario, come in questo caso, ed esclusivamente se il diretto interessato lo fa di sua sponte o autorizza a farlo. Io e tutti i partecipanti  siamo i custodi delle emozioni nel cerchio.
E’ un gioco, ma un gioco sacro.

Questo mi sta permettendo di unire due delle tre cose più importanti nella mia vita: la scrittura e la spiritualità. La terza cosa più importante sono le relazioni.

La stessa cosa accade durante il mio Laboratorio di lungo corso di scrittura autobiografia, “Writefulness Dal dolore alla gioia”. Durante questo spazio sacro, ci concediamo di rivivere o vivere per la prima volta emozioni della nostra infanzia o adolescenza, di far parlare l’io bambino, oppure di dare spazio a quell’adulto che lo coccola e lo protegge.

Molte partecipanti al mio laboratorio sono donne, madri che riescono grazie alla scrittura a ritagliarsi qualche ora solo per sé, per il proprio benessere emotivo. Se anche tu hai questo bisogno, Dal dolore alla gioia è l’attività che fa per te!

Le tue emozioni sono importanti. Hanno bisogno di spazio e di tempo, di riconoscimento ed elaborazione!

La scrittura autobiografica permette questo, attraverso la poesia e i giochi di parole, il rovesciamento del punto di vista. Offre mille espedienti per elaborare il dolore e trovare la bellezza nelle piccole cose della nostra vita che avevamo dimenticato.

Se desideri avere più informazioni sui miei laboratori, puoi fare due cose:

sono qui per te

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Nuovi laboratori e nuove collaborazioni!

Se c’è una cosa che amo nel mio lavoro, sono le collaborazioni e le sinergie.

La scrittura è un mezzo espressivo e un atto creativo che si può applicare alle più disparate situazioni, anche quelle più improbabili.

I miei amici mi prendono un po’ in giro ogni tanto, coniando nuovi hashtag tipo: #scriveresupermercato #scriverealberi #scriverecagnolini. Loro scherzano, e io rido insieme a loro, ma per me è davvero #scriverequalsiasicosainqualsiasisituazione!

Il magico potere dell’autoronia!

Ma torniamo a noi. Convinta che la scrittura possa supportare ed essere supportata da altre attività collaterali, ho avviato due nuove collaborazioni:

con Ivano Naiely (che è anche il mio compagno <3) del quale potrete sapere tutto visitando il suo sito web, la pagina facebook oppure quella instagram. Insieme a lui mi occuperò di favorire la connessione tra l’essere umano e il mondo minerale, vegetale e animale. Per farlo utilizzeremo un dispositivo molto interessante, creato a Damanhur negli anni 70, “Bamboo – Music of The Plants”, che permette di trasformare gli impulsi elettrici delle piante in suoni udibili dal nostro orecchio umano. Un’esperienza davvero interessante! Ivano possiede una grande connessione con Madre Natura ed è assolutamente capace di condividere questa cosa con l’altro e anzi, agevolarla in chi trova difficoltà a trovarla. E’ davvero importante che oggi ci concediamo momenti di immersione totale nella natura. E’ scientificamente provato che stare in natura allevia lo stress, l’ansia, la frustrazione, la sofferenza mentale. E anche la scrittura agevola questo alleggerimento, porta ordine e chiarezza mentale, permette di scaricare le emozioni negative e osservarle con distacco. E permette anche di rapportarci meglio con noi stessi e col mondo che ci circonda. Quindi mettere insieme natura e scrittura è una vera bomba di benessere! Ivano e io vi accompagneremo alla scoperta di un luogo dentro e fuori di voi e attraverso un’edizione speciale di Scrivere Luoghi, laboratorio di scrittura creativa e geografia affettiva, ci metteremo in comunicazione con i diversi elementi della natura. Come? Beh, non posso dirvelo! Per scoprirlo dovrete partecipare all’escursione “Scrivere Luoghi – Sotto la Cascata”, che si terrà il 1 novembre 2020 all’interno dello splendido Parco Lu Cantaru, nell’Argentiera (SS). Cliccate QUI per saperne di più. Se non avete Facebook, cliccate QUI per mandarmi una mail.

Ivano e Io

con Rita Gadau, un’artista sensibile e favolosa. Rita si dedica alla realtà rurale che fa parte davvero della sua vita. Soprattutto si dedica alla lana di pecora, e lei le pecore le conosce davvero, non le ha solo viste nelle foto! Sulla sua pagina facebook potete avere un assaggio del suo lavoro artistico. Insieme abbiamo ideato un laboratorio che unisce la filatura della lana e la scrittura delle nostre memorie, “La lana e la memoria” previsto anch’esso al Parco Lu Cantaru domenica 22 novembre 2020. Districheremo la lana, i pensieri, i ricordi, scopriremo il filo conduttore della nostra vita e potremo trovare in esso i nodi e chissà, in qualche modo, scioglierli! In questo caso, utilizzeremo la scrittura espressiva ed emotiva. E’ una scrittura legata prevalentemente alle nostre emozioni e ai nostri ricordi, direttamente collegata alla scrittura autobiografica e al memoir. Ci consentirà di esprimere emozioni dimenticate, ci farà scoprire parti di noi che avevamo messo da parte ma che ancora premono sul nostro cuore e sulla nostra pancia. Per saperne di più sull’evento, cliccate QUI. Se non avete Facebook, potete scrivermi cliccando QUI

A supportare me e Rita in questa avventura sarà l’Associazione Culturale “Il Mandala” che ringrazio immensamente per l’entusiasmo e la fiducia che ci dimostra giorno dopo giorno.

Per saperne di più su tutti i miei servizi e le mie attività laboratoriali visita il mio sito oppure contattami QUI

Sarò felice di dedicarti il mio tempo!

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Writefulness ” Dal dolore alla gioia”

Rimedio contro la solitudine, l’insicurezza, la confusione, la timidezza, lo stress, la frustrazione, il blocco creativo, il blocco emotivo, la scarsa introspezione.

Ritrovare emozioni perdute connesse al nostro vissuto e, attraverso la penna, come se fosse una bacchetta magica, rielaborarle. Dal dolore, alla gioia.

Quante volte hai sentito l’esigenza di trasformare in qualcosa di più di  un semplice sfogo quegli scritti densi di emozioni che hai buttato giù con lo scopo di alleggerirti dai pesi della vita quotidiana?

Quante volte avresti desiderato “mettere ordine” alla tua vita scrivendone gli episodi più salienti, trasformandola in una storia portatrice di un messaggio, per te e per gli altri?

Quante volte ti sei chiesta o chiesto a cosa servisse scrivere pagine su pagine su un diari e quaderni, riempiendoli pian piano di aneddoti, sentimenti, poesie, avvenimenti?

Scrivere è un modo di lasciare un segno, è una pulsione ormai innata nell’essere umano, un animale molto particolare che fonda la sua evoluzione e la sua crescita personale, evolutiva e – per chi ci crede – animica, su un qualcosa che può essere oggettivo e collettivo insieme: la memoria.

La memoria perduta, quella ritrovata, quella conservata.

Attraverso gli esercizi che svolgeremo insieme durante gli incontri e a casa, ti darò gli strumenti tecnici per trasformare i ricordi e le emozioni legate a essi in storie e aneddoti da raccontare fruibili in maniera più soddisfacente in primo luogo a te e solo in secondo luogo agli altri.

Dal dolore alla gioia è un laboratorio fondato sulla condivisione amorevole dell’esperienza di scrittura.

Tutti i partecipanti al laboratorio saranno invitati a leggere a voce alta quanto scritto, ma non saranno obbligati a farlo.

Come negli altri laboratori writefulness, ciò che conta non è “il risultato performante”, ma il piacere dell’allenamento e dell’atto di scrittura in sé e il processo che ci porta a scrivere una cosa piuttosto che un’altra.

L’intero laboratorio si svolge utilizzando la scrittura manuale, durante gli incontri che partiranno dalla pratica dei partecipanti per illustrare la teoria e apprenderla così in maniera ancora più efficace.

Tutti i partecipanti possono inviarmi il materiale scritto per un editing più approfondito, qualora lo desiderassero. 

ARGOMENTI TRATTATI:

  • Temi della scrittura autobiografica
  • Lo stile (incipit, linguaggio, dialoghi, punteggiatura, ritmo, ecc ecc)
  • I ricordi (parole chiave, cluster, sogni, emozioni, ecc ecc)
  • La tecnica (punto di vista, ritmo, figure retoriche, ecc ecc)
  • L’autobiografia e il romanzo autobiografico (I temi, la struttura)
  • Il memoir (I temi, la struttura)