Vita, Writefulness

#scrivereinquarantena – Quarto Pensiero – “Andrà tutto bene” vs “Vivi nel qui e ora”

Cari amici e care amiche, 
Beh, è successo anche a me.
Non mi identifico più in questa frase: #andràtuttobene.
Forse non mi ci sono mai identificata, perché cozzava con la mia pratica di consapevolezza. Qualcosa nell’affermarla e nel diffonderla stonava. Ma si sa, in situazioni di emergenza i vecchi schemi ritornano, tutti carini, vestiti bene, ammiccanti.
Non andrà tutto bene.
Non andrà tutto male.
Andrà tutto come andrà e nessuno di noi può sapere come.
Questo vale per la quarantena come per tutte le cose nella vita.
Questa pandemia forse darà una grande lezione a chi la vuole ascoltare e sentire.
Non significa che non dobbiamo “occuparci” del futuro, o consultare il passato per trarne insegnamento.
Semplicemente, almeno per me, significa che ancora più di prima è più “igienico” – come diceva mia nonna –  procedere momento per momento, programmando la nostra vita in maniera molto, molto elastica. E senza costruire palazzi su cose che ancora non sono successe, altrimenti i palazzi crollano perché un palazzo con delle fondamenta immaginate e immaginarie prima o poi viene giù.
Spengo il chiacchiericcio che ho nella testa e cerco di concentrarmi sul fatto che, per esempio, è arrivato il momento di organizzare un lab di storytelling online e preparare tutte le mie consulenze di scrittura individuale, di coppia e di gruppo che mi girano in testa da mesi.
Vi terrò aggiornati.

Un abbraccio stellare ❤


Poesie, Vita, Writefulness

L’AMORE ATTRAVERSO (#scrivereinquarantena)

L’AMORE ATTRAVERSO

Attraverso le cose
Attraverso le case
Attraverso i fiori
Attraverso i timori
Attraverso l’amore
Attraverso le strade
Attraverso le crepe
Attraverso i muri
Attraverso i giardini
Attraverso le strisce
Attraverso i serpenti
Attraverso i templi
Attraverso i tempi
Attraverso gli occhi
Attraverso il dolce
Attraverso le stelle
Attraverso i versi
Attraverso le gabbie
Attraverso i suoni
Attraverso i mari
Attraverso i monti
Attraverso i mondi
Attraverso le maglie
Attraverso gli uccelli
Attraverso gli ombrelli
Attraverso i fari
Attraverso te
Attraverso me.

Foto di Emanuela Cau
Poesie, Vita, Writefulness

SO DI INCONTRI CLANDESTINI (#scrivereinquarantena)

So di incontri clandestini

nelle piazze, la sera

mentre passeggia il cane_

E la luna

Diventa tutto blu_

Sì, lo so

la forma sarà anche scorretta

ma è per questo che scrivo poesie

per disobbedire alla forma

e goderne il musicale contenuto_

L’Amore è disobbedienza.

Baciarsi in una piazza

durante il proibizionismo

di pelle contro pelle

di fiato nel fiato_

Amarsi, è ancora più forte.

Foto di Valerio Deidda

Vita, Writefulness

Chiesa della Gran Madre di Dio – Writefulness Scrivere Luoghi

Tutte queste persone che cercano qualcosa. Che cercano un riparo, un rifugio e non sanno dove andare nel momento dell’estremo bisogno. Io sono come loro e ho trovato Lei. Tutte queste voci si levano al cielo e arrivano. Stonate e intonate, arrivano. Lei guarda e ascolta, forte come la pietra, pura nell’impurità dalla quale è scaturita la sua egregore. C’è un bambino biondissimo. Lui guarda tutto, come me. La sua anima è parte di questo luogo e di questa energia.

Sono fuori posto qui, adesso. Vorrei che tutte queste persone uscissero e ci fosse un sacro silenzio, perché è questo che deve esserci in questo luogo. Il silenzio della vita e il battito del mio cuore, immerso nel pozzo al centro di questo tempio che è fuori dal tempo. Sono fuori dagli alleluia, sono dentro al pozzo, davanti alla Madre, nell’acqua che per me è simbolo di vita. Sotto il Suo sguardo rimarrei in eterno. Mi manca la sua mano sulla mia fronte, se ci sono tutte queste persone Lei non può metterla su di me. L’energia è spezzettata, divisa, tra centinaia di anime disperate e sole. La pietra che ho intorno per quanto robusta e intaccabile è schiacciata dal chiacchiericcio bigotto. 

Gli adulti non riescono a controllare i bambini così come la pietra non può contenere le anime, l’energia, lo spirito. Eppure, ancora una volta, l’uomo ci ha provato. 

Chiesa della Gran Madre di Dio, Torino, settembre 2019

Poesie, Vita, Writefulness

POESIA PER L’ISOLA NON ISOLA DI SANT’ ANTIOCO

Onde di cartapesta

increspa

vicino all’istmo

una volta, dice,

si andava a pesca

ma a piedi

si camminava sull’acqua

_come Gesù_

Sant’Antioco

isola non isola

espugnata mai posseduta

grottaroli, erbe magiche

pentole con dentro bambini e animali

leoni da guardia

e il mare ostile s’increspa

_ cartapesta_

Pure donata al Santo

questa terra, che sento

così diversa dalla mia

isola

mai espugnata

ma posseduta

Sant’Antioco resa isola

da mano umana

presa dal Papa,

dragata nel 1930_

persi i molluschi e ogni ricchezza?

Rimane la salsapariglia

che mi s’impiglia al cuor!

Sant’Antioco, 15 ottobre 2019

Vita, Writefulness

La Yoni di Oschiri – #scrivereluoghi

Vagina del Mondo, da te tutto entra e tutto esce. Ferita, apertura ancestrale, doni la vita a noi umani e a tutte le altre creature. Il tuo clitoride è un sole ruvido ed esclamativo. Mi sono seduta sotto di te e ho pianto fino alla fine dei miei giorni. Sono diventata fiume, poi mare, poi madre dei pesci e degli scogli.

Vagina del Mondo, da te sono uscita e in te non posso tornare, separata per sempre da chi mi ha dato alla luce. In ginocchio vengo da te e ti chiedo l’autunno e poi l’inverno e tutte le altre stagioni, perché tu fai girare il mondo col tuo clitoride ruvido ed esclamativo. Arranco, stordita dalla tua energia.

Ho dormito fra le tue labbra, cullata dal suono del vento e dalle sue carezze. Incontaminato è il tuo respiro, profonda la tua caverna, ma ormai chiusa, inaccessibile. Cementata dalla paura e dalla sofferenza di tutte le Donne.

Oschiri, 5 ottobre 2019

#writefulness #scrivereluoghi

Vita, Writefulness

Writefulness alla Scuola Holden – Resoconto e Impressioni

Durante gli ultimi due week end di settembre ho tenuto il mio laboratorio sperimentale “Writefulness Scrittura Estrema e Scrivere Luoghi” alla Scuola Holden di Torino, la scuola di scrittura più importante e famosa in Italia.

Sono estasiata, stupita, piacevolmente impressionata da quello che ho vissuto insieme ad altre 30 persone. 

Ho lavorato con due gruppi eterogenei, composti da appassionati di scrittura, scrittori professionisti, psicologi, operatori sociali, studenti del liceo o dell’università. Tutti insieme si sono trovati a vivere un’esperienza abbastanza fuori dal comune: scrivere bendati per oltre due ore.

Anche se Writefulness non è solo scrivere bendati, sicuramente è quella la parte che più segna i partecipanti al laboratorio. 

“Ho avuto la possibilità di entrare in contatto con parti di me nascoste, trascurate, ora che le ho riacciuffate, spero di non perderle nuovamente.” M.B 

La prima forte emozione (per me) è quella che sento nell’accompagnare gli scrittori bendati dentro l’aula. Ogni individuo si comporta e si muove in maniera diversa quando è bendato. Alcuni mi toccano a malapena il braccio e tengono la mano davanti a sé, per mancanza di fiducia, altri si appoggiano di peso e si affidano, appunto, ciecamente ai miei occhi e alle mie gambe; alcuni vanno lenti lenti e insicuri, altri vanno spediti. A volte mi sento responsabile, altre volte mi sento un po’ una “torturatrice”, altre la compagna di un gioco divertente. A volte inadeguata nel guidare una persona indifesa. Interessante, no?

“Mi ha fatto scoprire che posso andare oltre quelli che sapevo essere i miei limiti. Io per due ore e mezza bendata senza sapere dove fossi e con chi? Ecco, chi mi conosce non ci crederebbe neanche vedendolo.” D.U

All’inizio è il buio, e nel buio si è costretti a stare con se stessi, come nella meditazione. E lì ti cerchi e ti ri-conosci, ti ascolti. Non c’è scampo. Ho visto persone scrivere come fiumi, senza preoccuparsi di andare storti, sovrapporre lettere e parole, dimenticare virgole, sbagliare accenti. Un flusso continuo, che come l’acqua porta vita, modella, smussa, accarezza a volte, fa paura, rinfresca. Emozioni pure, nel silenzio, nell’attenzione, nella consapevolezza e nella concentrazione più assordante che mai.

Poi ci si apre piano piano al mondo dei sensi: udito, olfatto, gusto, tatto, percezione. Ancora non vedi, sei come un bambino nella placenta.

Infine ci si toglie la benda ed ecco la luce, e finalmente puoi incontrare lo sguardo e le emozioni di chi, come te, ha scritto senza vedere nulla all’esterno, solo all’interno.

“Mi ha ricordato che la pagina bianca è sempre stata ed, ancora, è MIA AMICA (e sorrido mentre lo scrivo).” G.R.

La seconda parte di Writefulness – scrittura estrema – è tutta giocata sulla destrutturazione, sull’uscire dagli schemi, sulla disobbedienza, sulla parte sociale – asociale. 

Ci si ritrova a fare, scrivere, pensare cose che normalmente “non si fanno”. È la parte ribelle di questo laboratorio, che mira proprio alla distruzione degli schemi e al superamento dei limiti (propri e altrui). Ci si ritrova continuamente a buttare giù dei paletti o a metterne di nuovi, dentro e fuori di sé.

Questo dona nuova consapevolezza sulle proprie potenzialità e sulle idee che si possono maturare e che possono scaturire da noi se ci mettiamo davvero alla prova.

“Ho però capito (grazie all’esercizio delle parole cubetto) che ogni parola racchiude una storia e un significato. Dentro una frase tutte insieme compongono un concetto, ma singolarmente nascondono un mondo.” C.C. 

E poi, Scrivere Luoghi. Due sono state le location: la Gran Madre per il primo week end e Superga per il secondo. Quest’ultima voluta da me con tutta la forza, è stata anche quella che ha presentato più avversità. Me la ricordavo grigia e deserta. Invece per il laboratorio, che si è tenuto la domenica mattina, era subissata di gente, non si poteva accedere alla basilica, pochi i posti in cui comodamente si poteva scrivere. Ma anche questo ha fatto parte della sfida. I risultati sono stati interessanti: al momento della condivisione, alcuni di noi hanno parlato di sensazioni molto simili, senza essersi ovviamente prima consultati.

Per quanto riguarda invece la Gran Madre, è stata una sfida: ci siamo introdotti e abbiamo scritto durante la funzione della domenica. Un’esperienza molto simile a un esercizio antivergogna. Anche questa una cosa che “non si fa”. Eppure chi più, chi meno, chi in un modo, chi in un altro, ha eseguito l’esercizio. Siamo tornati sui limiti. Su quello che possiamo o non possiamo fare, almeno a detta delle nostre convinzioni.

Se ci diamo il permesso, possiamo fare molte più cose di quelle che crediamo o immaginiamo.

Scrivere Luoghi non è solo connettersi con il luogo in cui si svolge. In questo caso soprattutto è stato anche la difficoltà a connettersi con un luogo che noi percepiamo come ostile. Ancora una volta un dibattitto tra il nostro spazio interiore e quello che abbiamo fuori da noi. Allora possiamo spostarci da quel luogo, lavorare sull’esteriore quindi, oppure possiamo decidere di fare ancora più spazio dentro di noi, oppure di racchiuderci e rimpicciolirlo ancora di più, a seconda di come ci viene meglio.

È difficile spiegare queste cose. Writefulness va vissuto, più che descritto o raccontato, come ogni laboratorio che si rispetti!

Cosa ho imparato da questa esperienza Torinese? Sono state confermate delle idee che già avevo, in realtà.

  1. La forza di Writefulness sta nell’essere un continuo esperimento. Nessuno insegna niente a nessuno. Siamo tutti alla ricerca e scopriamo tutti qualcosa insieme, condividendo. La formula sperimentale rende più partecipi e proattivi, compresa me che devo condurlo, ed è continua fonte di stimoli. Insomma, non annoia mai. E cambia a seconda dell’aula, del posizionamento di sedie e tavoli, della temperatura del numero dei partecipanti. È un laboratorio suscettibile di mille variabili e voglio che rimanga tale. Amo improvvisare ed essere messa in difficoltà da condizioni avverse. Anche perché rispecchia esattamente quello che fa il laboratorio stesso.
  2. Writefulness sblocca qualcosa dentro i partecipanti. Che sia un nodo emotivo, un fermo creativo, una mancata comunicazione, un vicolo cieco esistenziale, sblocca. È un solvente, il crc della scrittura, lo sturalavandini della creatività, lo sgrassatore delle emozioni. Ed è proprio quello per cui gli ho dato vita, quindi posso ritenermi soddisfatta!
  3. Writefulness è fatto soprattutto dai partecipanti. Sì, io ne sono l’ideatrice e la conduttrice, ma senza la varietà e il trasporto dei partecipanti e del rapporto tra loro e con loro non ci sarebbero le scoperte, le sfumature che rendono vivo e affascinante questo percorso.

Insomma, la sperimentazione continua, con un brivido in più. Già mi sono venute nuove idee e sto strutturando un nuovo laboratorio per il 2021, ma questa è un’altra storia.

Voglio ringraziare ancora tutte le persone che hanno creduto in me: amici, collaboratori, familiari, fratelli e sorelle spirituali, il mio amato Ivano, il mio gatto Lucifero. E me stessa, per aver investito la mia energia e il mio amore in questa follia, nonostante tutto!

Ringrazio la Scuola Holden che mi ha dato questa importante possibilità e con la quale la collaborazione è andata splendidamente. Spero sia la prima di una lunga serie!

Ringrazio l’Hotel San Giors dove ho riposato e sono stata accolta splendidamente.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno ignorato, che non hanno creduto in quello che facevo, che mi hanno criticato, nell’ombra o alla luce del sole.

E infine, ringrazio i partecipanti al laboratorio, e non mi stancherò mai di farlo. Siete stati di grande supporto, con le vostre reazioni, le vostre critiche e le vostre osservazioni.

Siete stati preziosi. Siete un dono, per me.

Prossime tappe: Roma, Firenze, Bologna, Napoli. Ci sto lavorando e spero di darvi presto notizie!

Vita, Writefulness

Cari gabbiani…

Dietro la vecchia fortezza mi fanno compagnia solo i gabbiani. Mi sento un’ospite, mentre guardo verso l’isolotto che si staglia sul rosa e sul blu proprio davanti a me, e dal quale provengono una moltitudine di variegati versi che i gabbiani emettono indisturbati. Una vera e propria festa. Un parlarsi e un comunicare fra loro che non capisco e che da ospite ora mi fa sentire estranea. Ogni tanto uno di loro vola verso di me e poi torna sull’isola, e chissà cosa dice agli altri. “Ma guarda quella scema che dopo una giornata di lavoro anziché andarsene a casa a riposare viene qui in mezzo al nulla a sentire le nostre chiacchiere da isolotto. Ma che gliene frega?”. Ridacchio.

“Cari gabbiani, che ne sapete voi? Che ne sapete voi di questo prepotente ostentato rosa tramonto? Che ne sapete, voi che lo vedete ogni sera, di quello che mi dà alla fine di una giornata di fatica e confusione? È come se Apollo in persona mi baciasse le tempie prima di andare via. Come se Patcha Mama mi abbracciasse e mi servisse una zuppa calda. Che ne sapete voi cosa vuol dire, per chi non può volare, stare poco poco più in alto e poter vedere come bava di lumaca su una foglia i segni delle correnti marine in questa piccola baia che da azzurra diventa indaco e poi si sfuma di verde scuro, lo stesso colore di questi cespugli aggrappati alle rocce intorno a me? Cari gabbiani, voi continuate con le vostre chiacchiere da isolotto – caspita, quanto baccano fate, devono aver servito il buffet! – e non badate a me!”

Vita, Writefulness

L’amore ai tempi dei Menhir

Eccomi trafitta da quella energia maschile. Ho sentito conficcarsi dentro il mio sesso ogni singolo Menhir mentre si stagliava contro quel cielo pulito che conosceva tutte le cose.

Anche la Terra sapeva cosa stavo provando. Quella possente vibrazione mi stava accarezzando vigorosamente e io l’ho lasciata fare. Essa conteneva in sé tutta la saggezza e tutta la delicatezza di un uomo millenario che sapeva darmi proprio quello che andavo cercando da molto, molto tempo: sicurezza.

Ecco perché da lui, da quella energia maschile primordiale, volevo essere toccata. Potevo essere guarita.

Potevo sentire il mio utero risanato, le ferite cicatrizzate e il dolore per tutte le percosse mi sembrava svanito. Per sempre.

26/02/2019 – Nasce il secondo esperimento Writefulness: Scrivere Luoghi. Ma questa è un’altra storia.

Here I am pierced by that masculine energy. I felt every single Menhir sticking inside my sex as it stood out against the clean sky that knew all things.

Even the Earth knew what I was feeling. That mighty vibration was stroking me vigorously and I let her do it. It contained in itself all the wisdom and all the delicacy of a millenarian man who knew how to give me just what I had been looking for a long, long time: security.

That’s why from him, from that primordial masculine energy, I wanted to be touched. I could be healed. I could feel my womb healed, the wounds healed and the pain from all the beatings seemed to have vanished. Forever.

26/02/2019 – The second Writefulness experiment is born: Writing of Rooting. But this is another story.

Vita, Writefulness

CARTA, CHE PASSIONE!

Dopo anni di scrittura digitale (tra pc e cellulari), intervallati da qualche breve pausa diaristica “analogica”, nel 2018 ho ripreso in mano carta e penna per darmi alla scrittura selvaggia, emotiva, estrema e atavica. E’ stato bello riprendere a scrivere a mano – ce n’è voluto, ve lo assicuro, ero molto arrugginita! Scrivete ancora a mano? Quanto? E come? -soprattutto perché ho avuto il piacere di partecipare al workshop di calligrafia tenuto dalla dottoressa Alessandra Pontis, specializzata in psicologia dell’apprendimento. Questo mi ha permesso anche di crogiolarmi nella bellezza e nell’eleganza e dedicarmi anche a modificare la mia scrittura in base non solo a canoni estetici, ma anche alle mie emozioni. In due mesi di scrittura e di esercizio – che comprendeva anche la redazione di banalità quotidiane, come liste della spesa e agenda – ho modificato quasi del tutto la mia vecchia grafia, a mio avviso migliorandola.

E’ stato per me un piacere calcare penna o matita ogni giorno anche solo per pochi minuti e vedere il foglio segnato dalla mia forza che rinasceva direttamente dalla mia volontà.

Scrivere a mano è un atto di forza; forse oggi è anche un atto ribelle, rivoluzionario. Sicuramente di rottura con le abitudini e quindi di consapevolezza. Scrivo a mano, quindi sono.

Ecco perché nei laboratori di scrittura estrema del mio progetto Writefulness (che sta evolvendo insieme e me, giorno dopo giorno) non si può scrivere che a mano.

Ma bando alle ciance! Di cosa voglio davvero parlarvi oggi? Voglio raccontarvi un’esperienza che ho recentemente vissuto grazie all’Accademia Medievale, che ha allestito un piccolo laboratorio di produzione della carta e mi ha permesso di sperimentare personalmente questo processo. 

Si trattava di una delle attività all’interno della mostra “Le arti del narrare, Storie e immagini dal Medioevo”, tenutasi durante il mese di dicembre 2018, prezzo il Palazzo Ruspoli a Nemi. Nello stesso evento si esponevano arte cartaria, calligrafia, miniatura e tessitura. In sala la ricostruzione di un telaio, il laboratorio della carta, e un piccolo banco di tinture naturali (minerali e vegetali). La calligrafia e la miniatura erano a cura di “Nahima”, artista eclettica (e olistica) che trae ispirazione per le sue opere da sogni, visioni, meditazioni. Le opere esposte sono pulite e fatte non solo con cura, ma col cuore, con uno stile molto personale intriso di una fanciullezza benefica. Sono soprattutto le miniature a colpire la mia attenzione, anche perché sono realizzate con le tinture naturali. Cliccate qui per conoscere meglio Nahima.

Per saperne di più sull’Accademia del Medioevo invece, potete cliccare qui

I ragazzi dell’accademia sono fenomenali. Soprattutto perché mi hanno promesso che mi spediranno i due fogli di carta che ho fabbricato con le mie mani!

Una delle miniature di Nahima

Ricostruzione di un telaio

Pigmenti naturali (minerali)

Pigmenti naturali (vegetali)

QUALCHE CENNO STORICO SULLA CARTA

La carta, come molte “tecnologie” che oggi diamo per scontate, arriva in Europa dall’oriente partendo dalla Cina e passando per l’Arabia. La prima produzione di carta araba nasce a Samarcanda, che fino al 751 d.C. era sotto il dominio cinese. Appena conquistata la città, gli arabi si fanno subito svelare dai cinesi il metodo di produzione. Fino ad allora il supporto utilizzato per scrivere, dalla Persia all’Occidente, erano il papiro e la pergamena. La carta di Samarcanda veniva prodotta con lino e canapa e detta carta bombacina. Verso la fine del 700 a.C., la produzione della carta si diffonde (seguendo l’espansione araba) nell’Africa settentrionale e in Sicilia. Nel 900, l’emirato di Sicilia è un centro nevralgico del commercio di carta e nel 1072, con la conquista di Palermo da parte dei Normanni, la carta diventa il supporto ufficiale dei documenti di stato.

In questa prima fase i principali produttori della carta si trovano nei monasteri e nei conventi. La carta è un prodotto “cristiano” e pian piano la carta comincia a diffondersi in tutte le corti europee, principalmente per atti notarili e commerciali.

A metà del 1400, a Fabriano, iniziano a produrre la carta con un metodo nuovo. Di migliore qualità rispetto a quella araba, più economica e soprattutto “cristiana”, diventa il prodotto preferito sulla piazza europea.

Raccolgo la polpa con il setaccio

COME NASCE LA CARTA?

I principali materiali da cui si ricavava la carta in epoca medievale erano il lino e la canapa. 

Venivano utilizzati soprattutto stracci vecchi, da cui veniva  estratta la fibra sciogliendola nell’acqua e pestandola. Gli arabi utilizzavano non più i mortai come i cinesi, ma mulini, azionati da energia umana o animale. In seguito, a Fabriano i mulini funzionavano grazie all’energia idraulica, un processo di triturazione molto più efficiente. 

Poi la pasta veniva messa in un tino, e filtrata in fogli di varie dimensioni, fatta scolare, pressata per diverse ore, trattata con colla (animale o vegetale) e stirata con un ferro caldo.

Ecco il mio foglio, lo faccio scolare.

Piano piano presso delicatamente il foglio contro un panno di lana cotta per togliere il grosso dell’acqua

La carta era tanto pregiata quanto più sottile, pulita e regolare. 

Io l’ho fatto e non è difficilissimo, ma bisogna prenderci la mano. E’ stato davvero molto emozionante!

Ovviamente oggi tutti questi procedimenti avvengono industrialmente e prodotti sintetici sono stati introdotti nel procedimento per ottenere carta con diverse caratteristiche (colore, resistenza, lucidità). Attualmente la carta viene prodotta utilizzando soprattutto la polpa di legno o di cellulosa, (legni teneri come abete o pioppo) oltre alla carta riciclata.

Io personalmente adoro scrivere sulla carta color avorio, molto sottile, oppure su quella, molto grezza, che si usa al mercato per avvolgere il pesce. Sono fatta così: amo gli estremi!

E voi? Su quale carta preferite scrivere?

Il mio foglio di carta! Ora lo aspettano pressa, collatura e stiratura