Vita

APPARTENENZA

IL POZZO

C’è un bel sole oggi, a Paulilatino, in provincia di Oristano.

Per la prima volta visito il pozzo sacro di Santa Cristina. Si tratta di un santuario risalente all’età nuragica, in cui venivano svolti riti legati all’acqua, e che probabilmente era anche un importante punto di osservazione astronomica.

Sono molto emozionata, è un luogo importante per noi neopagani sardi, ed è assurdo che ancora io non ci abbia messo piede. In realtà sono già stata diverse volte nel parco (molto ben tenuto), e ogni volta per un motivo o per un altro non sono riuscita a vedere il pozzo. O perché cera tanta gente, o perché si era messo brutto tempo, o per altri motivi logistici che ora non mi sovvengono In ogni caso, ho sentito distintamente che il momento era arrivato, quando una cara amica mi ha chiesto di andarci con lei.

Arrivo al pozzo in silenzio, percorrendo le stradine pulite del parco. La sensazione è quella che si prova prima di un incontro importante con una persona con cui desideriamo confrontarci. O con un lontano parente al quale abbiamo molte domande da fare. Come sarà incontrarlo? Cosa proverò?

Arrivata al pozzo, tutte le domande che avevo, scompaiono. Vengo letteralmente rapita dall’architettura di questo posto, passatemi il termine, magico. Soprattutto dalle scale superiori, quelle che sembrano condurre dall’acqua al cielo.

Il rumore dell’acqua che scende, il silenzio tutto intorno, interrotto esclusivamente dal cinguettio degli uccelli, fanno da cornice a questo appuntamento che ricorderò per tutta la vita.

Dopo qualche minuto di attesa all’ingresso, prima delle scale che scendono al pozzo, durante i quali ora chiudo gli occhi e mi lascio andare, ora scambio qualche sguardo complice con la mia amica, decido di scendere la rampa.

Mi siedo, con la schiena dritta per meditare e finisco col concentrarmi soprattutto sul rumore dell’acqua. Dopo un po’, mi viene spontaneo appoggiare la schiena ai gradini, posizione che mi aiuta ad aprire le scapole e il petto, per respirare più a fondo e rilassare la schiena.

È da questa posizione che ho scattato la foto. La foto di cosa ha rappresentato per me il Pozzo di Santa Cristina. Sdraiata così, accolta da quel luogo millenario, sacro, nutriente, forte, solido, liquido e caldo come il grembo di una madre, non ho più dubbi: ci apparteniamo.

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I MENTORI

Mi vengono in mente le parole del mio mentore spirituale, Davide, conosciuto a Roma nel 2002, un sardo trapiantato a Roma, che è stata la prima persona dalla cultura incredibile con cui ho parlato seriamente di paganesimo e di esoterismo e dal quale ho appreso moltissimo: “Prima devi radicarti”. Finché non conosci la tua terra, il luogo in cui sei nata, e non ti appassioni a lei,  ai suoi culti, studiandoli, vivendoli e cercando con lei una vera connessione, non potrai lavorare bene magicamente, non potrai crescere spiritualmente.

Caspita, se aveva ragione! Non so quante volte me lo disse, e io non lo ascoltai. La Sardegna? La vedevo così slegata da tutto quell’immaginario che ci proponevano i libri di magia. Non aveva nulla a che fare con la simbologia celtica o dei nativi americani, o con il pantheon egizio, o con le rune, o coi tarocchi. In Sardegna non c’erano Triskel, pentacoli, simboli di om o Sabba. Sì, qualche sincretismo mi affascinava, ma nulla più. Avevo persino ricercato un contatto andando a visitare in solitaria Barumini e le Domus de Janas per tre estati di seguito… ma la mia pancia era come bloccata dalla mia mente che continuava a incastrarsi nella simbologia, concedetemi di dirlo, “commerciale” dei libri sui miei scaffali e della moda più diffusa negli ambienti esoterici romani. E che comunque non mi aveva mai coinvolto nel profondo, perché sentivo come uno scollamento “affettivo”. Mi sentivo “adottata” e “adottante”.

L’ultima volta me lo disse a Nemi. Ero lì in ritiro per avvicinarmi a Diana. Gli chiesi: ma ci sono templi di Diana in Sardegna? Lui quasi mi scoppiò a ridere in faccia. Le domus de janas non ti dicono niente? J – A – N – A – S = D – I – A – N – A –  ???

Sono caduta dalle nuvole. Come una novellina qualsiasi. E’ bello scoprire che a 35 anni si ha ancora tanto da imparare, persino sulla terra sopra cui cammini tutti i giorni.

Da quel giorno, è ufficialmente iniziato il mio viaggio verso il radicamento e l’appartenenza. Anche perché, proprio in quello stesso periodo, è entrata nella mia vita Alessandro Nuragic Sciamanic Healing, grande amico e mentore, che mi ha trasmesso  il suo amore per il paganesimo sardo, i suoi culti e i suoi simboli. Con Alessandro ho per altro dato vita al progetto Alchemy.

alchemy

 

LA DEA

Ho acquistato, su consiglio del mio socio Alchemy, un ciondolo della Dea (Tanit, originaria di Cartagine, ma molto diffusa in Sardegna) da benedire nell’acqua del pozzo e portare sempre con me.

Questo piccolo rito ufficializza il percorso di radicamento e appartenenza che sto compiendo.

Ho trovato i miei archetipi di riferimento, quelli del posto in cui sono nata e cresciuta, e sto pian piano riconoscendone le energie e innamorandomi. Sono a casa, dopo tanto viaggiare, dal cattolicesimo, alle divinità greco romane, a quelle celtiche che erano protagoniste dei miei anni da “wiccan”, fino ai culti afro che mi affascinano da qualche anno. Non abbandonerò mai il mio interesse verso tutte le forme di culto, ma questa è la mia casa, è la mia terra, la mia energia, ed è con questa che intendo lavorare spiritualmente, ora.

Sarà anche un po’ la mia “missione”. Mi piacerebbe stuzzicare tutti i neopagani e gli esoteristi che sono nati qui in Sardegna e ai quali non risuonano i nostri simboli, le nostre energie antenate e che magari si riconoscono più facilmente in altri culti. Fermatevi qualche minuto in più e dedicatevi al luogo in cui siete nati. Provate a lavorare sugli archetipi della vostra terra, scoprirete un nuovo amore, molto vicino, un’energia molto familiare.

Scoprirete di essere a casa molto più di quanto crediate e di avere tutti gli strumenti per un percorso spirituale a stretto contatto con il cuore.

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